Nietzsche stesso dice in più passi delle sue opere che l'affermazione
"Dio è morto" è qualcosa da accettare senza necessità di altro, poichè
la prova è tangibile nel mondo stesso.
Dio per Nietzsche non è un'entità superiore (come poteva essere l'idea
Platonica, contro il quale si scaglia per via dell'indole di questo a
disporre l'uomo al di sotto di qualcosa).
Dio è l'insieme di valori che hanno costretto l'uomo a rimanere ancorato
in una realtà di inganno e di ordine, lasciando al di fuori il caos del
dionisiaco, che è ciò che, nello scontro con l'apollineo, dona
autenticità alla vita. Questi valori sono annoverati nella cosiddetta
morale degli schiavi, quella che ha posto i sacerdoti in condizione di
vincolare gli uomini (ed è in questo caso che accusa il popolo ebreo,
non come razza, ma come esempio di cultura sacerdotale e che
ha dato impulso al Cristianesimo) in una dimensione apollinea in cui la
vita e tutti i veri valori di essa, dati dalla costante tragedia
dell'esistenza vengono soppressi.
"Dio è morto" vuol dire che quei valori sono ormai decaduti, e che ormai
vi è bisogno di accettarne la realtà. Questo è spiegato dalle immagini
che Zarathustra vede nel suo viaggio, o ancora in quella dell'uomo
folle: tutto ciò che ha a che fare con edifici religiosi è infatti
presentato come in una condizione di decadenza.
Nessun commento:
Posta un commento