giovedì 16 maggio 2013

NIETZSCHE: "Dio è morto"

Nietzsche stesso dice in più passi delle sue opere che l'affermazione "Dio è morto" è qualcosa da accettare senza necessità di altro, poichè la prova è tangibile nel mondo stesso.

Dio per Nietzsche non è un'entità superiore (come poteva essere l'idea Platonica, contro il quale si scaglia per via dell'indole di questo a disporre l'uomo al di sotto di qualcosa).

Dio è l'insieme di valori che hanno costretto l'uomo a rimanere ancorato in una realtà di inganno e di ordine, lasciando al di fuori il caos del dionisiaco, che è ciò che, nello scontro con l'apollineo, dona autenticità alla vita. Questi valori sono annoverati nella cosiddetta morale degli schiavi, quella che ha posto i sacerdoti in condizione di vincolare gli uomini (ed è in questo caso che accusa il popolo ebreo, non come razza, ma come esempio di cultura sacerdotale e che ha dato impulso al Cristianesimo) in una dimensione apollinea in cui la vita e tutti i veri valori di essa, dati dalla costante tragedia dell'esistenza vengono soppressi.

"Dio è morto" vuol dire che quei valori sono ormai decaduti, e che ormai vi è bisogno di accettarne la realtà. Questo è spiegato dalle immagini che Zarathustra vede nel suo viaggio, o ancora in quella dell'uomo folle: tutto ciò che ha a che fare con edifici religiosi è infatti presentato come in una condizione di decadenza.

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